MAPPAZZONE MUNDI

MAPPAZZONE MUNDI

Mappazzone” è forse il più noto tormentone che la moda dei programmi culinari ci abbia lasciato in eredità. E’ un termine bolognese che sta a significare un piatto molto confuso e nutriente, pieno di ingredienti e tutt’altro che raffinato. “Da camionisti”, come sintetizza chi lo ha reso famoso.

Non ci interessa l’etimologia di questa parola, quello che ci affascina è la sua eco cartografica, che ci rimanda alle sovraffollate mappaemundi medievali, come quella di Psalter, quella di Sawley o la scomparsa mappa di Ebstorf. Per questo abbiamo deciso di creare un mappazzone dolce, che sia delizia e nutrimento di quei camionisti con un debole per i dessert e le mappe antiche.

Come tutti i mappazzoni che si rispettino, anche il nostro mappazzone mundi è sovrabbondante. Soffre dello stesso horror vacui dei suoi parenti cartografici, dove ogni mancanza geografica, ogni spicchio di globo sconosciuto, veniva riempito con le illustrazioni più fantasiose. Se nelle mappe il piattume oceanico si popolava di mostri marini e gli estremi ignoti dell’Africa e dell’Asia di ominidi spaventosi, le fette inesplorate del nostro dolce sono costellate di ingredienti sorprendenti e gusti inaspettati.

Delle mappaemundi medievali di sicuro i nostri camionisti non avrebbero apprezzato una cosa, che gli sarebbero state del tutto inutili per orientare il proprio camion lungo le strade della terra. All’epoca non mancava certo l’abilità tecnica necessaria a tracciare un navigatore ante litteram – basti pensare alla celebre tavola Peutingeriana di origine romana – il fatto è che le mappaemundi non avevano l’obiettivo di rappresentare fedelmente luoghi e distanze, quanto piuttosto di veicolare un’immagine del mondo, un’idea di mondo. Questo, d’altro canto, è sempre stato – più o meno volutamente – l’obiettivo di ogni mappamondo della storia.

La visione che plasmava le mappaemundi medievali era quella cristiana, perciò la conformazione della terra ricalcava la narrazione biblica. Erano delle sorte di guide morali: il viaggio che facevano gli occhi sulla mappa ricalcava il viaggio delle anime nel mondo.

Prendiamo la celebre mappamundi di Hereford, disegnata intorno al 1300 da un gruppo di frati nella città inglese di Lincoln. Misura più di due metri quadri ed è fatta di pelle di vitello, il che le conferisce delle sfumature brune tra la crème brûlée e lo strudel. E’ una versione molto complessa delle mappe T-O in voga all’epoca, quelle in cui il mondo è rappresentato come una O circondata dall’oceano e divisa in tre spicchi – Europa, Asia e Africa – da una T d’acqua formata dal Mediterraneo, il Nilo e il Don. È orientata verso Est (vale a dire che il nord è a sinistra), perché lì si credeva ci fosse il paradiso terrestre; nel centro esatto c’è Gerusalemme, sede del santo sepolcro; mentre in basso si vede il limite estremo delle terre conosciute, le colonne d’Ercole. Oltre il cerchio d’acqua che avvolge il mondo, fuori dal tempo e dallo spazio, troneggia la figura di Cristo. Come scrive Jerry Brotton, «è una visione enciclopedica di quello che doveva essere il mondo per un cristiano nel XIII secolo; offre un riflesso e una rappresentazione delle convinzioni teologiche, cosmologiche, filosofiche, politiche, storiche, zoologiche ed etnografiche del mondo cristiano medievale».

Il nostro mappazzone è un mappamundi di Hereford tracciato su un impasto morbido al burro di arachidi: un viaggio spirituale per i vostri sensi (ma senza i simboli e le costrizioni del cristianesimo medievale). Il mappazzone mundi non è attraversato da meridiani e paralleli e nessuna lossodroma indica dove tagliare delle fette precise. Non assomiglia a un portolano che ci aiuti a navigare attraverso i mari, né a un tentativo di proiettare un globo su un piano. Col mappazzone mundi voi cartografi-pasticceri potete dare al mondo la forma che volete – perché la forma è funzionale al messaggio – e potete orientarlo verso il nord che preferite. Voi camionisti del dolce, una volta scelto l’Eden da cui discendere, attraverserete i suoi continenti zuccherini puntando verso la Gerusalemme di chantilly  che dominerà il suo centro. Bussola e sestante non vi saranno di aiuto, perché questo non sarà un viaggio fatto di triangolazioni e calcoli astronomici: da esperti esploratori quali siete, vi muoverete seguendo l’intuito. Attraverserete fiumi di cacao e catene montuose di pasta soffice, lambirete i più croccanti bordi estremi del mondo, visiterete rovine di cioccolato e porti di arance candite.

Il mappazzone mundi è l’occasione per cucinare la vostra rappresentazione del mondo. Una carta geografica dolce, sulla quale città, montagne, fiumi, isole e luoghi inesplorati sono disegnati con gli ingredienti, dove non c’è nessuna proiezione da seguire per non turbare chicchessia, né alcuna conformità o equivalenza ad assillarvi. Siete liberi di rappresentare il globo secondo la vostra idea di mondo, di trasformare il dolce nel riflesso del vostro mondo. E infine – cosa che la mera cartografia non vi permetterà mai di fare – questo mondo siete liberi di mangiarlo.

IL MAPPAZZONE DOLCE

Persone: 2, massimo 3 camionisti
Tempo di preparazione: 15′ di preparazione più 50′ di cottura

 

Ingredienti

180 gr burro d’arachidi cremoso

100 gr burro in pomata (=molto ammorbidito)

300 gr farina 00

30 gr fecola di patate

150 gr zucchero di canna grezzo

14 gr baking (lievito per dolci)

3 gr sale

150 gr uova intere (circa 3)

250 ml latte fresco

10 gr aceto di vino bianco

50 gr  gocce di cioccolato fondente

50 gr arancia candita a pezzetti

cacao amaro q.b.

200 ml panna fresca

30 gr zucchero a velo

1/2 capsula di vaniglia

 

Preparazione

Accendete il forno a 170 ° C. Con la frusta montate insieme burro, burro d’arachidi e zucchero fino ad avere un composto gonfio e spumoso. Incorporate le uova un po’ alla volta, facendole assorbire dall’impasto e continuando a montare. Pesate e setacciate insieme tutte le polveri: farina, fecola, baking, bicarbonato e sale. Mescolate il latte con l’aceto. Ora incorporate all’impasto, continuando a montare con la frusta a velocità bassa, i liquidi alternati alle polveri in tre/quattro volte: prima un quarto di latte e aceto, poi un quarto delle polveri e così via fino ad ottenere un impasto omogeneo. Aggiungete infine le gocce di cioccolato e le arance candite, dando un’ultima mescolata. Mettete nello stampo di ciambella prescelto – precedentemente imburrato e infarinato – un terzo di impasto, setacciate l’intera superficie con il cacao e versate delicatamente sopra un altro terzo di impasto, ripetete la distesa di cacao e terminate con l’impasto rimanente: creerete così i fiumi che attraversano il vostro mappazzone mundi una volta tagliato a fette. Infornate per circa 50 minuti, o fino a che lo stuzzicadenti non risulti asciutto.

Fate la crema chantilly, montando la panna fresca con lo zucchero a velo e la polpa della vaniglia fino a ottenere una crema che lascerete piuttosto fluida.

 

Sformate la vostra idea di mondo, fatela raffreddare e versatevi al centro abbondante chantilly, che strabordi e invada le montagne di impasto: avete creato la Gerusalemme a cui tutti aspireranno.

Ridate valore a un semplice ciambellone da camionisti, rendendolo un mappazzone mundi, il vostro.

Buon mondo.

 

 

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